A me, oggi, è molto piaciuta la frase, in chiusa, dell'articolo di Timothy Garton Ash su Repubblica: IN QUESTA ELEZIONE, SPERIMENTIAMO UNA CRISI DI MERCATO; NEL MERCATO DELLE IDEE. La frase, riferita al clima delle elezioni statunitensi, potrebbe adattarsi al Mondo intero. Viviamo un periodo di idee rifritte, molto simili, detto da cuoco, alle polpette con il lesso avanzato. Alle idee, al massimo, viene aggiunta qualche spezia in più, per mascherarne il gusto stantio. Che esista una paura del presente, è fatto giustificabile: il presente non è bello da vedere. Però, esiste anche una forte resistenza a cambiare lo stato attuale. Non parlo del referendum, poca cosa rispetto ai vari problemi della società umana. Mi riferisco alle tendenze di conservazione di tutta una serie di regole internazionali vecchie e, in certi casi, puzzolenti. Ed anche al modo conservativo di pensare: SI E' SEMPRE FATO COSI', TANTO POI, NON CAMBIEREBBE NULLA. Certo, non cambierà nulla, con quel pensiero. Ci vorrebbe coraggio, ma ne vedo poco in giro. Chissà se, strada facendo nel fango di oggi, qualche briciolo di coraggio in più, farà nascere qualche idea nuova.
sabato 8 ottobre 2016
giovedì 22 settembre 2016
Pace, Siria e dintorni
Ieri, l'accesso alla mia pagina Fb, era occupato da un cuore verdolino e due colombe accinte a prendere il volo. Distrattamente, avevo letto la didascalia sottostante: Giornata internazionale per la Pace nel mondo. Lì per lì, avevo pensato: ecco una delle tante giornate con l'inutile invito a commemorare una ricorrenza annuale, un po' come la festa del papà e simili. Un attimo dopo però, ero rimasto annichilito al ricordo della notizia ascoltata di primo mattino, sui bombardamenti in Siria, che avevano coinvolto un ospedale e una colonna di camion trasportanti gli aiuti, viveri e beni di prima utilità, alla popolazione sotto assedio ad Aleppo. Subito, il senso di inutilità, della ricorrenza, era salito a quello del futile. Futile, perché mai, ripeto mai e lo ribadisco, nel corso della storia umana è esistita una sola giornata di pace, un giorno senza una minima scaramuccia. Più facile semmai, trovare più guerre, in contemporanea, nel medesimo giorno. Si sono verificate guerre aggressive, cui, obbligatoriamente, l'aggredito ha dovuto opporsi, come nell'ultima mondiale. E passi l'innocenza degli obbligati a reagire. Le guerre per disputare un territorio, già salgono a un bel grado di stupidità, più in su, quasi all'apice, si piazzano quelle per motivi religiosi, in punta, campione assoluto in stupidità, quelle immotivate, fra queste quella siriana. Un motivo, per guerreggiare lì, ci sarebbe, ma è del tutto trascurato: distruggere il califfato di Al Baghdadi. Invece, le due massime potenze mondiali, disputano la piccineria di una minima influenza politica nel Medio Oriente e un Porto nel Mediterraneo( La Russia), senza nemmeno impegnarsi troppo a combattere con i propri eserciti. Una forma di vigliaccheria fra le peggiori. Cui, purtroppo, partecipa l'intero Occidente, quindi anche l'Europa, quindi anche noi. Così, la giornata per la pace, assume l'aspetto di: giornata mondiale dell'ipocrisia. Da un lato, non si fa nulla, se non di facciata, per pacificare il territorio, dal versante opposto, si versano lacrime di coccodrillo, in abbondanza, alla vista dei corpicini stesi a terra, di bambine e bambini uccise/i dalle bombe sganciate dai nostri aerei.Si lamenta l'arrivo dei profughi, si lamenta il disagio di doverli accogliere, si alzano preghiere a Dio, ben sapendo di elevarle al nulla. Ogni tanto, si leva una voce (timida) per dire: Serve un nostro intervento diretto. Subito, Obama rifiuta di inviare forze di terra statunitensi. In chiaro però, in occulto ci sono già, ma insufficienti al compito. Pari, pari Putin, l'Europa annega nella proprie divisioni d'indirizzo politico e nell'inesistenza di un esercito comune. Queste posizioni ipocrite un risultato l'hanno avuto, però: 100.000 morti(mal contati) fra i civili e 12 milioni di fuggitivi(i così detti migranti). Di cui, solo il 3% arrivati in Europa. Alleluia, ieri abbiamo festeggiato la giornata internazionale per la Pace nel mondo. La Siria, tanto, appartiene ad altro pianeta. Diverso il caso dei morti a Parigi, Bruxelles e altri luoghi in occidente. Salvo quelli di Orlando, erano solo froci, quindi alieni come i siriani.
Fantasma.
Nella giornata mondiale per la pace, mi sovviene la frasetta formata da un verbo, una preposizione e un sostantivo: Viviamo in pace. Il proposito più pronunciato e il più disatteso.
Sogno.
Non fossi scettico, riguardo il post mortem in spirito, fantasticherei di trasformarmi in fantasma burlone e anche cattivo. Burlone, perché mi diverte distribuire burle il primo aprile. I restanti 364 giorni, da cattivo, per applicarmi a terrorizzare l'infinita lista di persone, che mai fossero nate, l'umanità ne avrebbe tratto grande giovamento. Tantissimi infarti indotti da paura.
Ultima riflessione sulla sessualità.
Per completare il discorso sulla sessualità, aggiungo un raccontino preceduto dalla riflessione: cos'è un adolescente maschio? Un ibrido, sovente afflitto dai brufoli e caricato di un compito pesante, benché generato dal modo stupido di educarlo alle sue future responsabilità di maschio. Ancora prima di sapersi vestire da solo, lavarsi da solo, addormentarsi senza la favola raccontata da mamma, soffiarsi il naso in tempo, prima di vederlo gocciolare, quindi ancor prima di sapere a cosa serve, oltre alla pipì, il pendaglio che gli ciondola all'inguine viene continuamente ammonito con: Non fare la femminuccia, quando sarai cresciuto diventerai il capo famiglia e, un po' più cresciuto: mi sa che ti sei fatto la fidanzatina. Guai a piangere, lamentarsi per il ginocchio sbucciato, non aspirare alla gloria sportiva, se calcio: ottimo, se basket: un po' meno, ginnastica artistica: già fa torcere il naso ai genitori, pessima scelta: la danza, che pure in fatto di esercizio fisico vale cento volte il calcio. L'alpinismo andrebbe bene, ma lì, quasi tutti i genitori, tremano nel timore di perdere il coccolo. Tutta questa pressione genitoriale, obbliga l'adolescente a darsi da fare per apparire più maschio del dovuto. Poi ci si mette la scuola, dove deve competere in mascolinità con i compagni, già alle medie inferiori e, peggio, quando fa il salto nelle superiori. Già afflitto da una tempesta ormonica che gli sconvolge il fisico e i desideri, deve fare di tutto per non dare motivi di sospetto, cioè pendere all'omosessualità. Perciò esagera e commette errori marchiani, come quello che, dalla riga successiva, racconterò.
Ero reduce dal secondo infortunio alla coscia destra, uno strappo al quadricipite femorale, mal curato e mal guarito. Ciò m'impediva di aspirare alla carriera calcistica nelle serie superiori, dopo aver militato nell'allora serie C. Non impediva però, di cimentarmi nella squadretta del rione. I compagni erano tutti di età superiore alla mia: 16, ma non di troppo, un paio d'anni. Le vanterie su conquiste femminili, facevano regola all'andata e al ritorno dal posto dove si andava a disputare con gli avversari. Fra noi, si distinguevano in quattro, ma il campione era solo uno: Maurizio. Pessimo terzino al calcio, pareva un centrattacco con le femmine.Operaio alla Fiat era l'unico a possedere una 500 che, secondo lui, era meglio di un'alcova. Le domeniche pomeriggio, in estate, nel periodo di sosta estiva dei campionati, si era soliti incontrarci al bar ai piedi della collina torinese, sotto il Monte dei Cappuccini. Era principio agosto, Maurizio e gli altri tre campioni di rastrellaggio femmine, verso le 21, con fare misterioso, si erano sciolti dalla compagnia perché li aspettava un plurimo convegno amoroso. La noia del solito chiacchiericcio, poco dopo la dipartita dei maschioni, aveva convinto me e l'amico Renzo il meglio di una partita a bigliardo. Attraversato il ponte e piazza Vittorio, imboccata via Po eravamo sfociati in piazza Castello dove, all'angolo di via Roma, sotto il bar Combi, esisteva, forse esiste ancora, non lo so, una sala con 4 tavoli da bigliardo.
Indovinate voi, chi avevamo sorpreso, impegnati lì, a disputare una sfida a goriziana?
Mito, non mito.
E' parere, semplice parere, ma necessita di essere espresso: è giunto il momento di smitizzare la sessualità, perché non ha nulla del mito, perché non merita il tabù da adottare quando se ne parla, non è un oggetto misterioso; la sessualità, al contrario, si riceve con la nascita, seppure con le sue variabili. Non è in possesso della sola umanità, qualsiasi specie animale ha in dono la propria, ma solo l'umanità ne ha fatto tabù e mito. L'atto sessuale, in sé, non ha niente dello sporco, siamo noi ad averlo appiccicato, sebbene sia stato definito, quasi: funzione divina necessaria a perpetrare la specie. Non saranno d'accordo i credenti, se penso che, il loro credo, ha contribuito molto a dare morbosità alla pratica del sesso, riducendolo alla semplice funzione riproduttiva, ignorando la parte ludica, senza la quale, l'umanità, sarebbe estinta sul nascere. Appunto questa parte ludica, che per secoli è stata considerata peccaminosa, ha finito di generare la morbosità dei comportamenti distorti, stupro in primis. Perché la sessualità repressa, agisce come una bottiglia, scossa, di spumante, espelle il tappo e si disperde inutilmente intorno, formando macchie da ripulire. Non è necessario amarsi per fare sesso, necessario invece, è il consenso, il reciproco darsi. Altro punto da sfatare è:uomo cacciatore e donna preda, ridicolo. Segue l'altro della donna puttana nel caso di rapporti con più uomini, in contraltare al maschio Don Giovanni, che più Don Giovanni è se il numero di donne è altissimo, eppure nessuno lo definisce: puttano.
Nel novero dei tabù da sfatare, esiste anche quello dell'omosessualità femminile e maschile. Con un semplice assunto:porta danno al prossimo? Lascio la risposta a chi avrà la pazienza di leggere il post.
Chiudo: ultimamente si è verificato un numero di uccisioni legato alla sessualità repressa, tale è l'uccisione delle mogli o compagne decise a troncare il rapporto con il marito o l'amante, mentre l'amante o il marito teme di perdere la persona, che stima di sua proprietà, appunto un derivato della sessualità distorta perché repressa. Al pari lo stupro di gruppo, accompagnati dalla diffusione in rete del filmato, sono riconducibili a una sessualità morbosa, al di là della responsabilità del crimine commesso, questo da pagare in termini di Legge e, se mi è permesso, con altrettanta gogna di quella subita dalle vittime.
Italia ignorante.
HO appena chiuso la radio. Fino a un minuto fa mi era toccato ascoltare un servizio incentrato su quanto successo alla ragazzina a Melito di Porto Salvo, in Calabria. La connotazione geografica non ha significato di: città dello stupro, fatti del genere sono successi e succedono dal nord al sud dell'Italia, ma il fatto in questione è successo lì, nel calabrese. E le persone che voglio stigmatizzare abitano a Melito di Porto Salvo. Il sindaco e i due parroci per primi. Al sindaco non viene di meglio del sentirsi offeso per i servizi dei giornali, lui e il paese tutto. Essì, perché i giornalisti hanno descritto la manifestazione di solidarietà alla ragazzina, quasi disertata dai cittadini residenti. C'erano gli scout, l'associazione Libera di don Ciotti, i gonfaloni dei paesi limitrofi e abitanti del paese, in tutto 400 persone(fonte polizia)su 14.000 residenti nel comune. Fatta la scrematura degli arrivati da fuori, forse un risicato 5%. Oltre a lamentare l'offesa, il sindaco, cosa ha detto dello stupro e della ragazzina? Nulla. Adesso i due parroci.
Uno riesce a mettersi in bocca la parola: prostituzione, quasi ad adombrare la possibilità che la ragazzina si vendesse. Il secondo sproloquia di ragazzi(gli stupratori) anche loro vittime e suggerisce, in casi del genere, di mantenere il silenzio. Insomma un invito a l'omertà. D'altronde, che di omertà ne esista tanta, in quel paese, si evince dal fatto stesso. Se una ragazzina viene stuprata nel corso di 3 anni, ne aveva 13 il giorno della prima aggressione, oggi 16, e gli stupratori, tutti minorenni sono 9, certamente, almeno nel mondo giovanile(ma di conseguenza anche nel adulto)sapevano in molti e in molti tolleravano se non approvavano. Perché lei ci stava, lei se l'era cercata, lei si abbigliava provocante, lei era troppo vivace, lei, lei, lei. Ma ai lui, lui, lui, i nove lui, nessuno, ma proprio nessuno ha detto di tenersi l'uccello nei pantaloni, se non autorizzato dal consenso di lei?
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