lunedì 7 settembre 2015

TEORIA GENDER; CHE MAI SARA'?

Circola un fantasma nelle scuole, ha forma di circolare esterna, perché giunge da chissà chi. Invita i genitori a diffidare della "teoria gender" anche questa un fantasma, la teoria gender non esiste, ma come tutti i fantasmi spaventa i creduloni. Domani proverò a evocarla, magari con il tavolino trepiede, chissà forse riuscirò a capire da dove arriva.

domenica 6 settembre 2015

La recensione
di Paola Vergari
La borsa da viaggio blu

Straordinario,  unico, ti fa innamorare ad ogni pagina.  Ti innamori della montagna che scali insieme a lui, ti innamori della sua ingenuità, della sua profonda fede in un mondo giusto,  delle sue passioni; poi inizia il viaggio in luoghi non proprio conosciuti se non da cronache tv, cammini con lui per i vicoli e ti siedi a cena insieme,  è come esserci davvero per come riesce a fare pennellate d'autore.  Lo stile è schietto, pulito e fresco,  ti trascina nel vortice dell'avventura con maestria. Tocca un tema scottante, attuale, di cui si parla poco perché fa male pensarci. La fine è bella, profonda,  tagliente, ti lascia l'amaro ma anche un filo di speranza.  La montagna,  quella vera, alta, invincibile e protagonista silenziosa, è lei che può colmare il dolore, con la sua bellezza cruda come la vita, riuscirà a ridare la forza per ricominciare e dare un senso a ciò che forse non ne ha mai avuto.  Questo giovane autore, avrà ancora da raccontare,  è bene seguirlo, non perderlo di vista, regalerà alle anime lettrici ancora forti emozioni. 

La signora Paola Vergari, quando aveva scritto la recensione sopra, non mi conosceva, né conosceva la mia età, tutt'altro che giovanile, per questo, scambiandomi per un ragazzo esordiente, mi aveva qualificato: "giovane autore". Più dei complimenti per il mio scritto, ho apprezzato molto il fatto che, almeno virtualmente, la signora Vergari mi aveva fatto ringiovanire di molti decenni. 

Inserisco le prime 56 pagine del mio libro: LA BORSA DA VIAGGIO BLU. Una storia nata per caso durante un periodo di convalescenza. Chi avrà la pazienza e la curiosità di leggere, sarà in grado di cogliere la trama, vissuta da un ragazzo di diciannove anni. Nel caso fosse piaciuto l'incipit, si può acquistare il volume, in cartaceo, sul sito www.arpeggiolibero.com ed avrà il 20% di sconto sul prezzo di copertina,. Buona lettura cliccando il link qui sotto.

https://drive.google.com/file/d/0B0BkMTCc05EsM21MZWEtYmdrbm8/view?usp=sharing

sabato 5 settembre 2015

Due bambini, due vittime, una città: Kobane.

Ieri, con la mente, ero in viaggio verso Kobane, la cittadina al confine fra Siria e Turchia.
Di Kobana, mi ero occupato, tempo fa, quando pareva dover cadere nelle mani del Isis, da un momento all'altro. Idealmente, combattevo insieme ai Peshmerga ed alle meravigliose, coraggiose donne, che li fiancheggiavano. Fra queste, ne avevo due come Idolo. Entrambe, si erano dato la morte, piuttosto di cadere in mano ai fanatici, una, riservando a sé l'ultimo proiettile del suo Kalasnikov, la seconda con una granata fatta esplodere in mano. Da ieri, ho aggiunto due altri idoli da esporre sul mio altare laico, i fratellini curdi annegati a pochi metri dalla costa turca.Provenivano da Kobane, insieme a mamma e papà, cercavano di sfuggire la guerra e l'alta possibilità di morire per mano del Isis. Invece hanno trovato la morte dove cercavano la vita. Ho provato a immaginarmi il loro ultimo minuto quando, insieme all'aria, incominciava ad entrare nei polmoni, acqua marina. Erano inconsapevoli, forse, di cosa gli stava succedendo, ma il terrore sì, lo dovevano provare. In quel minuto, avranno tentato di urlare al soccorso, d'individuare se mamma e papà erano lì con loro, poi il nulla, e in quel nulla mi sono sentito anch' io.

venerdì 4 settembre 2015

Vampiri

 
Fa strano, ma non stupisce, sia stato necessario vedere in più pagine FB, ed altri social media, la fotografia del bambino annegato, steso sulla battigia, per sollevare l'indignazione di quelle persone che, fino al giorno precedente, inneggiavano alle parole di Matteo Salvini, Bonanno, Giorgia Meloni e coristi vari. Arrivare al medesimo grado d'indignazione, si poteva facilmente, anche leggendo numeri, i bambini periti in mare, intrappolati nelle stive dei barconi, o per stenti durante il percorso di avvicinamento alla costa libica, pur in cifra approssimativa sono centinaia e centinaia, ma non facevano la medesima scena. Era vigliaccheria prima, quando si ascoltavano i becchini, sopra citati, ed è vigliaccheria, adesso, piangendo il solo bambino della foto. Però, mi felicito, non certo perché quel bambino sia morto, anzi lo piango, mi felicito perché, finalmente, i denti da vampiro dei Salvini, Bonanno, Meloni e coro, hanno subito un occlusione. Spero non temporanea.  

giovedì 3 settembre 2015

Maledetto campionato.

Circola un virus patogeno, altamente patogeno in Europa. Ma, in Italia, non conosco gli effetti nei Paesi stranieri, si comporta in modo strano; le conseguenze del suo contagio, colpiscono chi non l'ha contratto. 
Il virus appartiene alla varietà: TIFO, il mondo del pallone, nella veste dei suoi tifosi, è ormai contagiato, irreversibilmente, nel totale degli appassionati. Fra i poveretti bisognosi di cure, come ho affermato gli immuni dal virus, ci sono pure io. Malauguratamente non esistono cure specifiche, l'unico rimedio possibile è estraniarsi del tutto dalle pagine sportive dei giornali, informarsi dettagliatamente sui programmi tele e radio, onde non rischiare l'incontro con i contagiati. Purtroppo, dal lunedì alla domenica, è quasi il totale delle trasmissioni.

mercoledì 2 settembre 2015

Zecche di Stato. (Proprio gli insetti succhia sangue, la Zecca, dove si stampa denaro, non c'entra)

Non sono in grado di contenermi, non posso lasciare scorrere, come fosse limpida acqua, il flusso vomitevole di parole e di atti, per impedire la migrazione dalla Siria e paesi limitrofi. La zecca Orban, ed altre zecche del suo Fidesz, il partito ultranazionalista ungherese al governo, hanno ordinato alla polizia e alle forze speciali, di opporsi con ogni mezzo alla partenza verso la Repubblica Federale Tedesca, delle centinaia di profughi siriani, iracheni e pochi africani, nonostante avessero in tasca il regolare biglietto, pagato di tasca propria, e il consenso del Governo tedesco ad accoglierli. Per fortuna, polizia e forze speciali hanno contenuto la violenza. Solo nella stazione di Budapest, sono stati lanciati gas lacrimogeni, comunque inopportuni, considerato la presenza di bambini in tenera età. Nel Parlamento ungherese, la zecca capogruppo del Fisdez ha urlato: Popolo ungherese, ci stanno invadendo. cittadini volete vedere i vostri figli crescere in un califfato unito di tutta Europa? Perfino Matteo Salvini si vergognerebbe a pronunciare una sciocchezza sesquipedale, come quella. Benché, Matteo secondo si risparmi poco, nel pronunciare sciocchezze a sua volta, come nei giorni scorsi. La sua tesi dell'importazione, con i migranti, di una delinquenza diffusa, prendendo a spunto il duplice delitto di Palagonia, non sta in piedi. L'abbia commesso un migrante ivoriano, non stampa a tutti gli altri, la patente delinquenziale. Sul numero di decine di migliaia ci sta, è certo, qualche decina di mele con il baco all'interno. Erano mele marce, arrivate dall'Italia, gli appartenenti alla Mano Nera a New York, dall'Irlanda, i concorrenti nel contrabbando e smercio di alcoolici, droga prostituzione e taglieggio, in contrasto alla banda di Al Capone. Senza tenere in considerazione; la mafia siciliana dei Gambino, Genovese, Bonanno etc. Avessero avuto un Orban, o un Salvini, è li avessero ascoltati, dei nostri migranti in America non ne sarebbe rimasto uno, con il risultato di avere, in ritorno, una massa di gente poverissima da sostenere. Trascuro di citare i casi di atti a delinquere, commessi da Italiani nei paesi europei, dove la nostra migrazione, tutt'altro che poca, era stata accolta e integrata. Ora non mi si venga a dire: rimandiamoli al loro paese e aiutiamoli là, come? Li armiamo tutti, di tutto punto, perché sconfiggano il Califfato del Isis, Assad, Al Nousra e le altre fazioni? Almeno i bambini, le donne i minori li terremmo con noi? Oppure rispediremmo, anche minori bambini e donne, perché compongano un variegato esercito da retrovie, per sostenere la prima linea? Sciocchezze? Certo, ho scritto sciocchezze, ma pari, pari alle sciocchezze precedenti degli Orban e dei Salvini(per rispetto al genere, risparmio Giorgia Meloni) 
Passo al serio. Inutile opporsi, a parole o con atti di restrizione, a chi fugge, temendo di perdere la propria vita, e dei famigliari, da paesi in guerra, ma anche coloro che fuggono da feroci dittature o per fame. Non li fermeremo né con barriere in muratura, né con il filo spinato, nemmeno sparando ai barconi. Per fermare quelle migrazioni, esiste un solo mezzo: pacificare i paesi in guerra, fermare le speculazioni delle multinazionali, impedire, con durissime leggi internazionali, il commercio delle armi. Il primo punto, implica il maggior sacrificio: vite umane. Anche nostre, perché è impensabile, di demandare ad altri il compito di sconfiggere il califfato e i vari eserciti, regolari e irregolari, in lotta per il potere. Vi prego di risparmiarmi l'accusa di essere un guerrafondaio, non lo sono. Con altre leggi apposite, si obblighi le multinazionali a rispettare le persone, e l'ambiente, dove agiscono, ed a rinunciare, in parte, ai loro profitti per dare incremento alla crescita e all'istruzione delle popolazioni in luogo. Sono contrario, per principio, alla pena di morte ma, in questo caso, l'accetterei contro i commercianti di morte, gli speculatori del commercio, più o meno clandestino, delle armi. Meglio pochi morti, che migliaia di innocenti vittime. In ultimo, le Corti di Giustizia internazionale, dichiarino i feroci dittatori, colpevoli di crimini contro l'umanità, è su loro venga spiccato ordine di arresto, eseguibile anche nelle loro Nazioni. Utopia? Forse. Ma, gli Orban, i Salvini e le Meloni, cosa propongono? Qualcosa di fattibile, oltre a strillare e aggiungere sofferenze, a chi già soffre?
Grazie, per oggi chiudo qui.   

martedì 1 settembre 2015

Verbo della terza declinazione: MORIRE.

Stamane, sulla mia pagina Facebook, avevo scritto:C'è un verbo, nella terza declinazione, più lo ripeto, più diventa empatico. Una sola persona, fra i quasi duecento amici, aveva capito a quale verbo mi riferissi: morire. Allarmata, mi aveva domandato se fosse un problema personale, o altro, il motivo di quella frase. Naturalmente l'avevo tranquillizzata, anche se tranquillizzandola non avevo sopito la ragione dell'empatia con morire. Perché scrivendola, pensavo di dividere i panni, di chi sta morendo da qualche parte, senza volontà propria, senza essere ammalato, senza essere a fine vita, senza colpa, le vittime dei conflitti in Africa e in Medio Oriente, e di coloro che, cercando di sfuggire la morte, l'avevano comunque incontrata fuggendo attraverso il mare. E' come, con loro, morissi anch'io.