lunedì 18 gennaio 2016

Stimo necessario ripubblicare questa lettera, inviata a Papa Francesco il 2/10/2015. Con un breve prologo esplicativo.

Presto, verrà discusso in Senato il progetto di legge, che consentirebbe, venisse approvato, a due persone di medesimo sesso di unirsi civilmente. L'occasione avrebbe dovuto sollevare riflessioni, serie, sulla condizione delle persone omosessuali nella società umana, invece si è sollevato il polverone dei pro e dei contro il progetto Cirinnà. Quindi, reputo opportuno rinnovare l'attenzione sul discrimine, fino a oggi subito,dalle donne e dagli uomini omosessuali, ripubblicando la lettera inviata al Papa. Sicuramente giunta in Vaticano, comprovato dalla ricevuta di ritorno, forse mai arrivata nelle mani di Papa Bergoglio.


Mi appello a Lei, signor Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco, perché si faccia carico di cancellare un'ingiustizia, mi riferisco al trattamento riservato a una minoranza, quella delle persone omosessuali. Non vi è dubbio sia la minoranza più osteggiata, e perseguitata, da parte delle Religioni, secondo me, senza ragione alcuna. Nessun motivo, serio, può giustificare la condanna, di queste persone, a una vita in minorità civile. Eppure, da millenni, vengono indicate come danno alla società. Non è serio, appellarsi a presunte condanne divine, presenti nella Bibbia. Il libro, di interessante lettura, contiene un numero elevato di regole assurde, impossibili da accollare a un Essere superiore. Molto più facile pensarle opera umana. Non è serio definire l'omosessualità: vizio. Un vizio si acquisisce se l'oggetto è desiderato, non vedo come un eterosessuale, quindi attratto dal genere opposto, possa cambiare direzione, di propria volontà, verso un suo simile. Non è serio chiedere alle persone omosessuali di correggersi in eterosessuali, è sufficiente rovesciare il ragionamento precedente, per coglierne l'assurdo. Non è serio condannarli alla castità perpetua. La scelta di castità, dipende da un motu proprio, non può essere imposta. Non è serio opporsi alla promulgazione di una Legge, che li difenda da aggressioni e insulti, a causa della loro condizione. Il vivere civile, impone il rispetto, e l'incolumità dell'altrui persona, nessuna esclusa. Se non avviene, come nel caso delle persone omosessuali, è bene intervenga il legislatore. Non è serio ipotizzare una potente lobby gay. Con tutta evidenza inesistente, è però, spesso citata, dagli appartenenti di vere lobby, queste sì, esistenti, ben organizzate dal radicalismo cattolico, in opposizione al riconoscimento di qualsiasi diritto alle persone omosessuali. Non è serio pensare possa dissolversi il matrimonio tradizionale, qualora fosse concessa l'unione civile omosessuale. Un' ubbia, smentita dalle statistiche dei Paesi, dove l'unione fra persone del medesimo sesso, esiste. Non è serio, credere possibile il contagio, dell'omosessualità, da una persona ad altre. L'omosessualità non è malattia patogena, anzi non è nemmeno malattia, come risulta dal parere del consesso mondiale degli psichiatri. Non è serio dichiarare l'omosessualità abominio, che grida vendetta a Dio. Pur da non credente, rifiuto l'idea di un Dio vendicativo e crudele verso proprie creature. Non è stato serio, un'eminente Cardinale, nel dichiarare; "sconfitta per l'umanità", la vittoria del sì, al recente risultato del referendum in Irlanda. Le sconfitte cumulate dall'umanità, sono ben altre. Non è serio, ritenere l'omosessualità curabile, tramite preghiere come terapia. Eppure, molte Diocesi appoggiano questa tesi, favorendo la nascita di pseudo cliniche. Non è serio, discriminare gli omosessuali, a motivo del loro rapporto sterile. La popolazione mondiale rischia il collasso da eccesso di nascite. 7 miliardi e oltre,in continua crescita, fanno della Terra un ammalato terminale. Le risorse naturali, sono al limite, tanto che, un buon terzo degli abitanti, vive in estrema povertà, senza cibo e acqua sufficiente. Non è sommamente serio, infine, bollare l'omosessualità: innaturale, quando, viceversa, è ben presente in Natura, in molte specie animali. E la nostra specie, anche se si tende a ignorarlo, fa parte della sfera animale, quindi, non fa eccezione. Sarebbe serio, invece, soffermarsi, sulla condizione delle persone omosessuali, nelle 74 Nazioni dove vigono leggi penali, che le puniscono con il carcere, addirittura, in sette casi, con la pena di morte. Sarebbe serio fossero, in primis, le alte cariche della Chiesa a spendersi perché vengano cancellate. Per assurdo,invece, proprio quelle alte cariche, hanno recentemente appoggiato i Governi Ugandese e Nigeriano nel reprimere l'omosessualità, applicando pesanti articoli di legge. Appare sorprendente, quel comportamento, in presenza del paragrafo dedicato alle persone omosessuali, nel Catechismo. Lo voglio citare intero: 2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. Sarò bizzarro ma, il paragrafo, parla di rispetto, compassione e delicatezza. E aggiunge: A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. La mia bizzarria, a questo punto, mi spinge a pensare ipocrita, o il paragrafo, oppure il comportamento di molti Prelati, in particolare quelli a favore di leggi penali per colpire l' omosessualità, ancorché non si voglia pensarle: giuste discriminazioni. Mi si dica però, cosa s'intende per ingiuste, se si ritiene giusto rinchiudere in carcere gli omosessuali, fino al massimo della pena: l'ergastolo, come in Uganda. Sbaglierò ma, sotto il velo del rispetto, compassione e delicatezza, nella galassia cattolica si nasconde una forte omofobia, a prova di ciò, un episodio datato di qualche anno. Su istanza del Governo francese, era stato presentato un documento alle Nazioni Unite, per ottenere, almeno, una moratoria sulla pena di morte per omosessualità. Ebbene, in quell'occasione, il Nunzio presso l'Onu, non avendo diritto di voto, ma solo consultivo, aveva opposto un no, a nome del Vaticano. Voglio credere con l'autorizzazione del Papa, di allora. Parere tutt'ora valido, nessuno si è preso l'onere di correggerlo. Signor Papa Francesco, arrivo alla chiusa. Chi le scrive, ha vissuto cinquant'anni legato ala propria compagna, amata, mai sposata, mai abbandonata, con il gradito frutto di una figlia. La mia sensibilità al problema rappresentato dall'omosessualità, nella vita sociale, era nato nella mia gioventù, in presenza di due episodi, uno in famiglia, l'altro nell'associazionismo cattolico. In famiglia, il fratello della mia nonna materna, a causa della sua omosessualità, dai diciassette anni, alla morte, aveva vissuto all'interno di una clinica privata, messo lì dai famigliari, perché venisse curato. Purtroppo, la cura era consistita in ripetuti elettrochoc. Dall'omosessualità non era guarito, si era ammalato, invece, di perpetua malinconia, con il cervello distrutto. Nell'Azione Cattolica, cui partecipavo, avevo conosciuto, e apprezzato, il delegato giovanile diocesano. La notizia della sua morte, aveva sorpreso tutti, sopratutto per il modo, si era impiccato al soffitto della camera da letto. Il perché, del suicidio, ero venuto a saperlo qualche anno di seguito. Scopertosi omosessuale, innamorato di un coetaneo, aveva chiesto il conforto del suo consigliere spirituale, un sacerdote, anche suo confessore. Nessun conforto, solo condanna, condanna senza remissione. Disperato, aveva visto nel suicidio l'unica via da percorrere. Ero, e non sono più credente, ma non stimi, Papa Francesco, dipenda dai due episodi, il mio non credere, dipende da ragionamenti successivi. Non desidero esporli, il mio è un convincimento e, un convincimento, non è prova. D'altronde, nemmeno la fede, è prova dell'esistenza di Dio. Mi scusi l'ardire di aver rivolto a Lei, Papa Francesco, questa preghiera laica, in favore delle persone omosessuali. Giancarlo Molinari.

martedì 12 gennaio 2016

Democrazia ammalata.

Democrazia. Sistema di governo fragilissimo. Al pari di una persona cagionevole, si ammala facilmente, alla prima corrente d'aria fredda. Al momento, qui in Italia e in altri Paesi europei, soffre di un semplice raffreddore, ma si sa, dal raffreddore si passa alle bronchiti per finire in polmonite, talvolta fulminante. Necessario quindi, tenere fra pannicelli caldi l'ammalata. Attualmente nessuno lo fa, anzi sono in molti a soffiare freddo perché si spenga. Fra questi gli scontenti, seppure ignari di procurare danno. Fra questi m'includo. Non passa giorno senza trovare, sui social, commenti incazzati, da parte di persone incazzatissime. Non una, decine. Nell'impossibilità di porre la domanda ad altri, chiedo a me stesso di rispondere al quesito: Ragionevole tutto ciò? Pur soffrendo, perché, io medesimo, di critiche all'inefficente sistema democratico europeo e, in via correlata, all'italiano, non ne ho risparmiate, sono obbligato a riconoscerne l'irragionevolezza. Critiche giuste, in sé, ma con il difetto di non vederci corresponsabili, perché, ognuno di noi è responsabile dello storto andamento. Piccole responsabilità, se stimate individualmente, grande responsabilità se il numero si alza. Ragioniamo, chi di noi, dopo il voto, si è ancora interessato a far si che, gli eletti, mantengano le promesse per ragiungere il bene comune? Oh sì, mugugni tanti, ma solo nel caso d'interessi propri. Ed anche in quelli, solo mugugnando: Non è giusto. Con questi comportamenti, ci siamo ridotti al remo delle galee genovesi, a ricevere frustate, ma con il diritto del mugugno. La vera democrazia è altro. La democrazia si tiene in salute, con l'azione quotidiana di noi tutti. Che consiste nel tenere sotto sorveglianza, quotidianamente, l'operato degli eletti, che non devono dimenticare d'essere dei semplici rappresentanti del sogetto: Popolo. Quindi noi. Perciò smettiamola di mugugnare più o meno sottovoce, alziamo il tono facendoci collettivo. Chi ha in mente una giusta opzione, da proporre ai nostri governanti, la renda pubblica, in modo da trovare complici nell'appellarsi alle istituzioni. Non esistono class action codificate, ma una raccolta di firme in calce a una lettera ci si avvicina, sopratutto se si lancia un monito, in chiusa, agli eletti: NEL CASO IGNORIATE LA NOSTRA ISTANZA, SCORDATEVI LA RIELEZIONE. Minimo si raggiungerà lo scopo di sanare l'infreddatura alla democrazia. Grillo parlante, dixit. E perdonatemi.    

lunedì 11 gennaio 2016

Intervista a Giancarlo Molinari

gatto(1)
La prima intervista dell’anno nuovo é con Giancarlo Molinari!
Giancarlo é nato nel 1931 a Torino. Lo potete incontrare camminando tra i boschi fiorentini, ma dovrete saper guardare il mondo attraverso le piccole cose, con gli occhi pieni di stupore, perché lui é come un folletto della pioggia. Per colpire la sua attenzione dovrete sostenere discorsi impegnativi e amare il buon cibo.
Preparatevi a conoscere un uomo di altri tempi, lasciatevi sorprendere dalle sue parole posate e feroci accompagnate da quel timore di aver sbagliato a dire e dal vigore dell’agire!
Buongiorno Giancarlo! È un vero onore averti ospite nel mio sito. Sei una persona con una grande personalità e intelligenza. Sono interessata: quando hai iniziato a scrivere? E cosa hai scritto finora? Non mi dire che lunico libro che hai pubblicato é anche lunico scritto… non ci posso credere!                                                                        
Grazie! Prima domanda, prima risposta. Intanto, ometti i complimenti, soprattutto il “grande” riferito a intelligenza e personalità, roba media, non merita onore. L’inizio, dello scrivere, circa tre anni fa, sotto l’impulso di una temporanea immobilità, dovuta ad un’operazione all’anca. Banale eh! Per il resto, devo deludere la tua incredulità, uno, e solo, il pubblicato, uno, e solo quello scritto.
Parlaci del tuo romanzo La borsa da viaggio blu”.
La borsa da viaggio blu era nata, tutta, in testa, prima di essere scritta al computer. Non nei dettagli, ovvio, quelli sono arrivati al momento della stesura. Volevo scrivere l’avventura di un ragazzo positivo, il contrario dei personaggi giovanili contorti, tanto di moda nei romanzi di svariati autori. La difficoltà, per me, era calarmi nel personaggio di un adolescente, ancora nel percorso per diventare adulto. Per questo, avevo scelto, di fargli portare il mio nome, onde potermi coinvolgere nelle sue emozioni, di gioire, e soffrire, con lui. Sono riuscito? Sì. Avevo, persino, pianto facendolo soffrire. Ancora, oggi, se rileggo le pagine, dove è sottoposto a torture, mi emoziono, e qualche lacrima scappa, come nel finale sofferto, dal mio alter ego, Giancarlo. La trama è semplice: il ragazzo, viene invitato ad impegnarsi nell’inchiesta, volta a sconfiggere una organizzazione criminale, dallo scopo di trarre lucro con lo sfruttamento dei “cicos de rua” sia per soddisfare i vizi pedofili, sia per il trapianto, clandestino, di organi. Vi aderisce e, da moderno Candide, come è, va incontro ai pericoli, ben conscio di doverli correre. Come va a finire, non lo descrivo, sarebbe tradimento a me, come autore, e a chi si prendesse la pena di leggere. Chissà perchè, tutte le volte che mi definisco “autore” viene da ridere.
Hai mai scritto poesia?
Un breve sonetto dedicato a un volatile: la Gracula.
Raccontaci di te. 
Ma a chi può interessare? Anche in questo caso; vabbè, mi descrivo. Nel carattere, però, il percorso professionale è simile a tanti altri.
Emotivo, davanti alla sofferenza altrui. Con la mia, molto meno. Sopporto, e comprendo, i difetti delle persone, meno uno: la stupidità, coltivata come pregio. Accetto le bugie veniali, quando sono utili, anche le mie, reagisco, con violenza, alla calunnia. Non potrei sottrarmi a difendere una persona aggredita, qualsiasi sia il motivo dell’aggressione. Tutto pregi Giancarlo? Per niente, sono pieno di difetti: incomincio dagli lievi: goloso, pigro, facile a rimandare, al domani, un compito fastidioso. I gravi, incominciano da una accentuata, e presunta, superiorità intellettiva. Ira facile, in presenza delle ingiustizie, fino a reazione esagerata. Mi ritengo di intelligenza sveglia, quando spetta al prossimo giudicarla. Difetto più grande: una memoria fastidiosa. Non permette di ignorare, pensieri utili, e va bene, ma nemmeno di dimenticare, i tanti, errori commessi. In ultimo l’età, difetto gravissimo, non in sé, impedisce di salire, almeno una volta, in vecchiaia, uno, uno solo, dei tanti quattromila saliti in gioventù.
Hai un autore e un libro preferito? 
Di infantile personalità, il preferito, perché mi aveva coinvolto, quasi a identificarmi nel personaggio, è Kim, di Kipling.
Hai una musa e/o una persona cara che ispira le tue parole e le tue azioni? 
Potrei dire: la mia Paola, ma non è vero, a ispirarmi è il caso, una notizia letta, un’emozione indotta da un avvenimento, da un dolore, una gioia, provocata da un fatto realmente successo. Poi subentra la fantasia, la mia musa.
Parlaci del gruppo che hai creato per non lasciare indifferenti le persone alla violenza contro le donne. Qual é il compito di cui ti sei fatto portavoce? 
Emozione, voglia di impegno diretto, Mai più deboli, in questi tre elementi, ho preso spunto, per avviare il gruppo, in più il rimorso di coscienza di non essermi, ancora, mai speso direttamente, per ovviare al problema della violenza di genere. Avviato, subito la delusione di non poter raggiungere un risultato a breve termine, difetto da idealista. Non demorderò, per questo, anche se, talvolta, m’incazza vedere, molti, rimanere indifferenti. Limerò, la mia scarsa pazienza, poco o tanto, desidero costruire la coscienza, di noi uomini, a vedersi nella diversa posizione di parità con l’altro genere, non più solo maschi, ma uomini strutturati, a reggere un confronto, in piena armonia, con l’essere diverso, compagno della nostra vita. Non vedo altra via, per eliminare la violenza maschile, di questa. Fido nell’intelligenza, confido però, il dubbio, che intelligenza esista nei violenti. Tant’é, si proverà a trapiantarla. In via generale, la violenza di genere, è punto centrale, ma non l’unico, anche il discrimine, frutto di pregiudizio, patito dalle persone omosessuali, troverà spazio.
Tre parole per descriverti Dubbio, testardaggine, coraggio. (modesto, vero?)
Lasciaci qualche estratto dal tuo libro “La borsa da viaggio blu”.
[…]
Il cliente è andato a sedersi in fondo, vicino alla finestra affacciata sui portici. Non è un frequentatore del bar, ha con sé una borsa da viaggio panciuta, un oggetto del passato, che  figurerebbe, magnificamente, in un museo della valigia. Di pelle blu scuro, piuttosto consunta, appiccicate ai lati, una sull’altra, etichette d’albergo e d’agenzie. L’armatura della cerniera, di ottone massiccio, si unisce  alla maniglia con due teste leonine. Sono sicuro, d’aver visto qualcosa di simile in un film, forse “Orient Express”. Apparecchiato il tavolo, guardo intorno per vedere se, come ogni sera, c’è qualche bicchiere sporco, appoggiato nei posti più strani. Il signore segue i miei movimenti, come fosse interessato a vedere se faccio bene il mio lavoro.
[…]
Il trillo fastidioso, cancella le montagne sconosciute, che stavo cavalcando. Allungo un braccio fuori del letto, sfarfallo un poco la mano, prima di trovare il bottone per arrestare la sveglia. Strano, ho pigiato, e non è successo niente, il suono, imperterrito, continua a riempire la stanza. Mi siedo, appoggiando la schiena alla parete. Guardo la sveglia, l’arresto è in posizione off, come può essere? Ancora intontito dal sonno, stento a capire perchè il suono viene dalla parte opposta. Oddio, dalla borsa. Esco dal letto rabbrividendo, la stanza è gelida, ho lasciato la finestra accostata, per respirare meglio. Il freddo, sommato all’assenza d’indumenti, per la mia abitudine di dormire nudo, obbliga ad indossare almeno un golf, prima di girare intorno al letto, e andare alla scrivania. Perché deve succedere proprio a me, di aprire una borsa, che non è mia, quando, solo ieri, ho rifiutato a Salvatore la stessa cosa che m’accingo a fare. D’altronde, per interrompere il suono devo aprirla, non posso aspettare s’esauriscano le pile, magari domani. Le testine di leone, sembrano osservare beffarde, quella a sinistra è più lucida, anche più consunta. Credo di capire perché: comanda lo scatto della serratura. Provo a tirarla, non serve, la ruoto. Con un suono metallico, la borsa si apre come un ostrica. La sveglia è sopra. Un orologio elettrico, di vecchio modello, grosso il doppio del mio. Non ha il pulsante di fermo sulla parte superiore, né sul davanti. Sarà dietro? La rigiro prendendola in mano. Uso il solo tatto per trovare l’arresto, gli occhi rimangono incollati alla busta, apparsa sollevando la sveglia.
Se Giancarlo e il suo libro vi hanno incuriosito potete ordinarne una copia sul sito dell’editore Arpeggio Libero:

    venerdì 8 gennaio 2016

    Oddio! La stupidità dei politici mi ha travolto.

    Troppe, ho dovuto scegliere le salienti e trascurare le restanti.
    Prima fra tutte, l'analisi politica sui fatti avvenuti a Colonia e altrove. Riassumo. La notte a cavallo fra il trentuno dicembre e il primo gennaio, si sono verificate numerose aggressioni sessiste e ruberie, a danno delle donne, da parte di soggetti nordafricani. Quale la reazione del mondo politico? A parte le espressioni di solidarietà alle vittime, un minimo, ovvio, dovere, nessuno si è sottratto, di là e di qua dei confini, a giudicare colpa dell'Islam le aggressioni. Ora, che la visione islamica, sia penalizzante per il genere femminile, è indubbio e recriminabile, però, nei casi verificatesi in Germania, sopratutto, non si può credere alla spontaneità di più d'un migliaio di persone, in contemporanea, improvvisamente decise a praticare la visione retrograda, dell'Islam, verso le donne. Tutto faceva pensare a un movimento organizzato. Avete sentito anche un solo soggetto politico, ipotizzarlo? Macché! Tutti hanno parlato di cultura (cultura?) differente, dalla nostra, nel rispetto delle donne. A parte le aggressioni sessiste, i furti come si conciliano con le Sure? Nel Corano, le Sure condannano il furto ipotizzando, per i colpevoli, pene pesantissime fino al taglio delle mani. Come spiegare, quindi, le aggressioni e i furti? Se si è meno stupidi dei politici, è facile pensare a un evento organizzato. Da chi e dove è altrettanto semplice capirlo: in qualche comunità vicina alle Moschee dove si predica il disprezzo per le donne e i nostri costumi. Individuare quali sono, non dovrebbe essere troppo arduo, sono le medesime dove viene predicato l'Islam radicale, della visione Salafita e Wahabita. Riusciranno i nostri eroi stupidi a cercare il topo lì dentro? Mah!
    Restringo il secondo episodio di stupidità politica nei confini nazionali. 
    Da mesi, si discute di diritti. Il gennaio 2016 è stato definito: mese dei diritti. La valenza dei diritti, dovrebbe essere alta, la discussione sui diritti, invece, striscia a livello di marciapiede. Qualche volta, pesta persino gli escrementi animali, lì posati. Un provvedimento, di politica sociale importante, come il ricorrere a una legge per cancellare una mancanza, riconoscendo agli omosessuali (d'ambo i sessi) il diritto di vivere, legalmente, in coppia, avrebbe dovuto tenere lontano, i politici, da espressioni di basso livello (o di troppo elevato).  Non sarà un volare in cielo, ma nemmeno il precipitare all'inferno, se in qualche alloggio abiteranno due donne o due uomini, uniti da una legge civile. Sarà pura e semplice, normale conseguenza della legge sulle unioni civili che, si noti, riguarderà anche coppie eterosessuali non unite in matrimonio, le celebri "coppie di fatto". Legato al provvedimento, il problema della presenza di bambini, femmine o maschietti figli dell'uno o del altro componente la coppia. Sul problema, si è riversato una grandinata di stupidità. Già il ricorso del britannico: "Step child adoption" al posto del chiaro: adozione del figliastro, la stupidità dei politici ha dato il peggio di sé. Sentir dire di questa forma di adozione, lo stralunato: favorisce il ricorso all'utero in affitto, senza considerare che, le coppie formate da due femmine, di uteri ne possiedono due, senza il bisogno di affittarne un terzo. Una preoccupazione, comunque in ritardo, e con quel tanto d'ipocrisia perché, finora, nessuno si preoccupava se, l'utero in affitto, veniva usato in favore di coppie eterosessuali, ricorrendo ai Paesi esteri dove la pratica è permessa. Abbastanza stupido, ma non il massimo. Quello, è stato raggiunto dicendo: si deve proteggere i bambini, i più deboli. Mi si vuole spiegare, quale protezione il bambino avrebbe, nel caso della morte del genitore effettivo? Senza l'adozione da parte della partner o del partner, verrebbe affidato in struttura pubblica in attesa di essere adottato da sconosciuti, insomma, messo in posteggio dentro un orfanotrofio. So dei sentimenti omofobi appartenenti a molti politici, ma trovare pretesto nei figli di coppie omosessuali, per esprimerlo, non è solo stupidità, è scelleratezza.   

    lunedì 4 gennaio 2016

    Rimando a domani l'analisi sulla stupidità istituzionali(quella degli uomini politici) Devo prima decidere se la stupidità si acquisisce alla nascita o no.

     Ha rubato molte ore al mio sonno, il dilemma. Ore notturne passate nel tentativo di chiarirmi, quando la stupidità s'impadronisce di un cervello. Alla nascita, quindi difetto innato, durante l'infanzia oppure più in là? La prima ipotesi, fornirebbe innocenza alla stupidità, nascere stupidi non si potrebbe ritenere colpa, rimarrebbe un difetto, ma di costruzione, non voluto. Ma si nasce stupidi? A parte chi, per disgrazia, viene alla luce affetto da una tara psichica (che però non rientra nei casi di stupidità) il ragionare dei bambini, pur limitato dal poco sapere, di stupido non ha proprio niente. Durante l'infanzia si possono pronunciare sciocchezze, fare discorsi assurdi, porre domande sconclusionate, ingenue, ma il discorso stupido, dalle bocche dei bambini non esce mai. Quindi, scarto la prima ipotesi e mi dico: se non si nasce stupidi, allora si diventa? Ma quando? E come? E perché? Come mai? Seguendo l'ordine delle domande, si incontra la più difficile delle risposte. 
    Quando. Ha un imprecisato momento, da scegliersi nel lungo arco di tempo della crescita, con la variabile soggettiva dell' individuo in causa e l'ambiente a lui circostante.
    Come, offre un'analisi più semplice. La stupidità, in similitudine con il pettegolezzo, si diffonde per contagio attraverso i discorsi. Mai complicati discorsi, ma frasi fatte, ripetizione di vecchi pregiudizi, concetti semplici ben digeribili da qualsiasi cervello. Il tutto, condito dalla pigrizia a pensare in proprio, contribuisce alla costruzione della stupidità.
    Perché. Perché è facile abbandonarsi alla corrente del pensiero stupido. Perché è facile abbandonarsi alla compagnia di altri stupidi. Perché il pensiero stupido non obbliga a riflettere, è sufficiente ripeterlo.
    Come mai. Vale l'istinto del branco. La ricerca del proprio simile. D'altronde facile ricerca, agli stupidi bastano poche parole per riconoscersi, una frase già sentita infinite volte e l'amicizia fra stupidi scatta subito. L'esempio classico, sta nelle discussioni dal parrucchiere o al bar d'angolo, sotto casa, frequentando il tifo delle curve negli stadi e mille altri luoghi dove non è necessario pensare.  
    Sì, la stupidità si acquisisce. L'acquisto, può avvenire anche in famiglia, a scuola, negli ambienti di lavoro oltre ai citati in precedenza. 
    Domanda oziosa: se ci si accorge di essere stupidi (rara avis) si può cercare di invertire la tendenza? Lavoro  possibile, ma molto difficile, perché obbligherebbe a pensare. In solitudine.

    domenica 3 gennaio 2016

    Secondo sulla stupidità. Politica e politici, conservatorismo.

    Inizio dall'ultimo. Il conservatorismo. Si potrebbe pensare che, per assurdo, la specie umana avesse deciso di rimanere sugli alberi delle foreste, a disputare fichi ed altri frutti ai cugini di razza: i Primati, il termine "progresso"non avrebbe avuto spazio nei vocabolari. Anzi, i vocabolari nemmeno avrebbero avuto ragione d'essere. Sarebbe stato la vittoria assoluta del conservatorismo. Non è andata così, si sa. Perché la nostra specie sia scesa a calpestare il suolo, pur se ipotesi, si può spiegare. Inutile girarci intorno, eravamo l'anello debole della razza dei Primati; meno potenza muscolare, meno agili, meno arrampicatori. Anche a terra non eravamo un gran ché, ma............Ma eravamo in possesso di una dote, anzi due: la manualità e l'ingegno per sfruttarla. L'inizio del progresso umano, si può ipotizzare nella necessità di proteggersi dagli altri animali, in specie i predatori. Probabilmente, un ramo appuntito, a mo' di lancia, è stato il primo prodotto tecnologico, costruito dall'umano. Prodotto dopo prodotto, affinando la tecnica, i nostri antenati prima, i loro successori dopo, poco alla volta, hanno costruito il mondo attuale. Conservatorismo sconfitto, quindi? Ennò! A ogni passo in avanti, qualcuno criticava il progresso avvenuto. Sopratutto il pensiero in progredire, aveva i suoi detrattori. E li ha tutt'ora. Oggi poi, la voce del conservatorismo, ha molte bocche per diffonderlo e una miriade di seguaci passivi. Cosa genera il conservatorismo, è chiaro: la paura di dover abbandonare lo status quo. Paura irragionevole, avesse prevalso, la specie umana si sarebbe estinta un paio di milioni d'anni fa, quindi, anche questo post non avrei potuto scriverlo e nemmeno sarebbe letto da qualcuno. Per fortuna, il conservatorismo è destinato a perdere, è avvenuto, avviene, avverrà sempre. Il progresso, in specie il progresso di pensiero, ha la propria caratteristica nel termine, derivato da "progredire", perciò destinato ad andare nel futuro. Non si può arrestare.
    Domani toccherà ai politici conservatori e alle loro politiche conservatrici. 
    Grazie.  

    sabato 2 gennaio 2016

    Di stupidità si può morire.

    Il rischio è, che arrivi alla bocca, salga al naso, arrivi a sommergerci. I prodromi del disastro, si fanno di giorno in giorno più evidenti. No, non si tratta del mare di deiezioni umane. Anche se vasto, quello, per ora, arriva solo al garrese. Il pericolo viene dalla stupidità, mia compresa. Qualche esempio? Il minuto di anticipo, sulla mezzanotte del 31 dicembre, che ha permesso la ormai celebre gaffe alla RAITV, diventato scandalo mediatico, mentre, al massimo, meritava un sorriso(seppur ironico). Altro esempio? Il discorso di fine anno del presidente Mattarella. Confesso di non averlo ascoltato in diretta ma, sono certo, di poterlo immaginare simile ai precedenti, pronunciati dai predecessori. Niente di strano o di stupido in sé, non fossero arrivati i commenti dei vari esponenti politici. Tutti, ma proprio tutti, dall'estrema sinistra alla destra estrema, lo hanno letto con gli occhiali dalle lenti color: proprio partito. Terzo esempio? Le unioni civili e il connesso problema dell'adozione. Già faceva apparire abbastanza stupido sentir dire: equipariamo i diritti, da concedere alle coppie omosessuali, a quelli delle coppie etero sposate, ma non sia "matrimonio". E che altro è, se i diritti vengono equiparati?Quindi sarà matrimonio di fatto, ma guai a dirlo. Superato l'impasse del termine, spunta il problema: adozione del figliastro, detto anche, a causa di mania esterofila Step child adoption. Non si può! Strillano esponenti conservatori, appartenenti a vari partiti, chiamiamolo: "Affido rinforzato". In pratica la medesima cosa, detta in maniera diversa. Scendo qualche gradino, per arrivare al livello nostro. Sorvolo sulle sciocchezze natalizie e di fine anno, anche sulle mie scritte nell'occasione. Non tocco l'abitudine, diffusa, di affidare ad altri il compito di confezionare frasi d'effetto, da piazzare su Facebook. Meno una, perché sintomo di stupida concezione del passato. Ogni tanto, ma regolarmente, vedo apparire foto vintage. Bambini liberi di giocare in strada, vecchietti abbracciati, scene di famiglie dalla semplice vita ed altre simili elegiache immagini. Danno l'impressione di vita serena, felice, facile da vivere perché le difficoltà, allora, si sapeva superarle. Era così? Forse, chi le piazza, immagina solo il passato, ma non lo ha vissuto, cosa, invece, successa a me. Incominciamo dalle donne. Nelle case, non erano presenti: macchine lavatrici, tanto meno asciugatrici, quindi bucato nelle vasche da bagno private, dove c'erano, altrimenti ricorso ai lavatoi pubblici, rigorosamente a mano, con sapone di Marsiglia, ipoclorito di sodio etc. Niente frigorifero, al massimo ghiacciaie. Niente aspirapolvere, solo semplice scopa(di saggina) Battitappeto? Oh sì, c'era, si chiamava:battipanni. Lucidatrici? Lo spazzolone detto: Galera(sintomatico eh?) Lo stiro? Quegli aggeggi dove s'infilavano le braci. Passiamo ai maschi. Automobile? Sì, se si vinceva al lotto(anche la moto) Biciclette? Solo ai fortunati. Orario di lavoro? Dieci ore, talvolta più. Ferie? La settimana del ferragosto (nemmeno sempre) Stipendi? Sovente da fame. Tredicesime? Un sogno per molti. Vacanze? Dai nonni in campagna, nei paesini non troppo lontani oppure a casa(il più delle volte) Il cibo? Genuino ma insufficiente per molti(si veda la voce stipendi) I bambini. Ecco, loro qualcosa godevano: la libertà dall'assillo dei genitori, cosa assente oggi. Ma, per loro, come ora, esisteva il pericolo d'incontrare pedofili, di subire stupri, di venire sfruttati con pesanti lavori, di ricevere scarsa istruzione, di assorbire, dalle famiglie, i più dissennati pregiudizi, di cadere ammalati in assenza di antibiotici, vaccini e cure adatte. 
    I rapporti umani. La maldicenza era diffusa(Quella del so, ma lo tengo ristretto nella cerchia di amicizie. Quindi, venivano tutti a conoscere) Invidie, più o meno pari a oggi. Ipocrisia: massimi livelli. Stupidità, figlia dell' Ignoranza: diffusa, ma giustificata dalla genitrice. 
    Termino, con la domanda: è ancora possibile, oggi, giustificare la stupidità con la presenza dell'ignoranza? Parrebbe saggio rispondere con un NO netto, tutti ricevono istruzione nelle scuole, tutti sanno leggere e scrivere(ricordo il numero di analfabeti totali nel 1950: 38%, oggi meno del 2). Perché, allora, la stupidità non si è azzerata? Non voglio, perché non lo credo, poterlo definire: difetto umano innato. Cos'è, quindi? Pigrizia, perché pensare costa, pensare in proprio, costa ancora di più, invece pensare stupido, è gratuito.