mercoledì 10 febbraio 2016

Memorie giuste e falsate.

Due parole nel giorno della memoria. Letto articoli sui giornali, ascoltato i servizi di radio Rai, visto anche qualche commento su Facebook, penso sia necessario il parere di un sopravvissuto all'epoca. Dal settembre '43 a metà abbondante del '45, avevo assistito a vendette e contro vendette anche fra appartenenti dello stesso schieramento. Con gli occhi di ragazzino tredicenne, avevo visto ragazzi poco più alti di me, appesi agli alberi nel 44 e inizio 45, i medesimi occhi avevano visto gettare dal ponte sul Po ragazzi imberbi, mentre altri ragazzi più o meno della medesima età li prendevano di mira e li uccidevano a raffiche di mitra, dopo il 25 aprile 45. Questi ricordi, per me indelebili, ho le due scene scolpite nel cervello, servono a dimostrare che, la storia, non può essere scritta di parte, ha bisogno bensì, di un neutro disposto a visitare, con il massimo scrupolo, i fatti sotto tutte le prospettive possibili, senza mai farsi coinvolgere dalle passioni. L'invasione nazifascista della Jugoslavia e la successiva ritirata, ha lasciato dietro di sé una scia di orrori, molti ancora occulti, commessi da entrambe le parti. Che ognuno pianga le proprie vittime, è comprensibile, molto meno se si ignorano quelle degli altri.

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